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Leadership etica e intelligenza artificiale: il ruolo dei leader nell’era della GenAI

Prof. Vittorio D’Amato, Università LUM

Sulla AI è stato detto molto, la stampa ha concentrato l’attenzione sull’impatto che l’adozione della AI potrebbe avere sull'occupazione, con titoli contrastanti, che vanno da “L'AI potrebbe sostituire l'equivalente di 300 milioni di posti di lavoro”, riportato in un articolo della BBC, a “L'AI non eliminerà i posti di lavoro”, titolo di un articolo di Shep Hyken pubblicato su Forbes. 

Anche le stime dei potenziali guadagni in termini di produttività hanno registrato notevoli variazioni, passando da un aumento del 3-4% del PIL annuo a un modesto aumento dello 0,066% della produttività annua.

La verità è che non abbiamo un'idea chiara di come si svolgerà la rivoluzione dell'AI. In ogni caso, data l'attuale velocità del cambiamento, non possiamo escludere le previsioni allarmistiche del futurista Ray Kurzweil, autore del bestseller del 2005 “The Singularity Is Near” e del suo sequel del 2024, “The Singularity Is Nearer”, che prevede una fusione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana nel corso dei prossimi 10 anni.

Ci troviamo quindi di fronte ad un futuro sconosciuto. Ma anche se non possiamo sapere cosa aspettarci, possiamo pianificare un futuro incerto, indipendentemente dalla rapidità con cui si realizzerà. L'arrivo dell'intelligenza artificiale generativa ha senza dubbio posto alcune nuove sfide, soprattutto nel mondo del lavoro, che affronterò mettendo in evidenza l’importanza ed il valore di una leadership etica.

Questo articolo distingue gli aspetti esterni e interni della leadership:

  • Esternamente, i leader hanno un imperativo di business: creare e mantenere una proposta di valore distintiva di fronte alle forti forze di convergenza abilitate dall'intelligenza artificiale.

  • Internamente, i leader hanno un imperativo morale: garantire che le persone continuino ad avere lavori gratificanti e significativi in un ambiente di lavoro sempre più controllato dagli algoritmi.

Imperativo di business: generare vantaggio competitivo nell’era dell’AI

Il segno di qualsiasi azienda longeva è la distintività, ovvero un marchio o un'offerta che si distingue dalla massa. In un mondo altamente competitivo, le aziende che osano essere diverse catturano la nostra ammirazione (si pensi ad Apple, Red Bull, Tesla o Virgin).

Tuttavia, come sappiamo, la distintività che genera un vantaggio competitivo raramente dura nel tempo. Gli innovatori attraggono gli imitatori. Man mano che crescono, gli innovatori assumono tipicamente anche le caratteristiche delle aziende rispetto alle quali hanno cercato di differenziarsi.

Tesla ne è un esempio calzante. Dopo essere passata da azienda emergente anticonformista a protagonista del mercato in meno di un decennio, la sua offerta, un tempo unica, sta convergendo su quella delle grandi aziende tradizionali come GM o VW.

L’AI come può aiutarci nel creare un vantaggio competitivo sostenibile? Immaginate di chiedere a ChatGPT di suggerirvi modi per innovare nel vostro settore, magari con un nuovo design di prodotto o un segmento di mercato non ancora esplorato. L’AI in genere fornisce suggerimenti piuttosto interessanti, ma allo stesso tempo è necessario fermarsi prima di agire. 

L’AI può davvero generare strategie distintive?

L’AI, infatti, come afferma Gary Hamel, guru di fama internazionale, eccelle nella mediocrità. Le risposte fornite da ChatGPT sono generate dal corpus di dati su cui è stato addestrato, il che rende improbabili idee davvero fuori dagli schemi. Il suo tentativo di fornire la migliore risposta possibile alla vostra domanda lo orienta anche verso una risposta modale, non verso una risposta che si colloca nella parte finale di una curva di distribuzione. 

Quindi, se volete una strategia davvero distintiva, è necessario cercare altrove. Potremmo dire che se la rivoluzione digitale ha già spinto i concorrenti a convergere nel loro modo di agire (come realizzano e distribuiscono i loro prodotti), la rivoluzione GenAI sta ora spingendo i concorrenti a convergere nel loro modo di pensare. Il risultato netto sarà probabilmente un ulteriore ritorno alla media, verso soluzioni al minimo comune denominatore che non entusiasmano nessuno.

Le tre qualità umane che rendono le aziende davvero distintive

La leadership, come sempre, consiste nell'affrontare sfide difficili e tracciare una strada che i meno coraggiosi rifiutano di percorrere. Julian Birkinshaw, Dean della Ivey Business School, afferma che perché un’organizzazione rimanga competitiva deve sviluppare: immaginazione, irragionevolezza e imperfezione. 

  • Immaginazione: l'immaginazione umana è una cosa meravigliosa, impossibile da gestire o replicare. I ricercatori hanno cercato di decodificare il modo in cui imprenditori come Steve Jobs e Richard Branson hanno ideato le loro idee di business, ma senza molto successo. Alla fine, dobbiamo accettare che le loro idee fossero intuitive e in qualche modo casuali. Il che va bene, perché se fosse possibile codificare il processo mentale di Steve Jobs, verrebbe incorporato nella prossima generazione di algoritmi di AI e la sua unicità andrebbe persa.

  • Irragionevolezza: una stretta compagna dell'immaginazione è ciò che George Bernard Shaw chiamava irragionevolezza, ovvero la capacità di credere di avere ragione e che tutti gli altri abbiano torto. Bisogna essere intelligenti, creativi, testardi, resilienti e impermeabili alle critiche. Elon Musk è oggi l'esempio più lampante di imprenditore con questa caratteristica, con SpaceX e Tesla a testimoniare il potere dell'irragionevolezza. L'AI generativa non formula proposte irragionevoli, poiché è addestrata su un enorme corpus di dati che è, quasi per definizione, ragionevole. Forse il modo migliore per esemplificare questo punto è attraverso il mondo degli investimenti finanziari. Inutile dire che gli investitori “contrarian” possono sbagliare clamorosamente (proprio come Elon Musk con Twitter), ma finché siete disposti a tollerare le perdite insieme alle vincite, le posizioni “contrarian” basate sull'istinto umano rimangono la soluzione migliore per ottenere guadagni superiori al mercato. Come ha sostenuto il giornalista del Financial Times Miles Johnson in un articolo del 2017 intitolato “Quando si tratta di investire, la stupidità umana batte l'intelligenza artificiale”, l'istinto naturale di investitori come Warren Buffett non può essere replicato dall'intelligenza artificiale.

  • Imperfezione: nella maggior parte dei casi, preferiamo l'autenticità alla perfezione. Le persone sono disposte a pagare un prezzo più alto per partecipare a un safari nella natura selvaggia piuttosto che guidare in un parco faunistico, anche se potrebbero non vedere tanti animali. Paghiamo di più per i diamanti estratti dalle miniere rispetto a quelli sintetici creati in laboratorio perché le loro piccole imperfezioni conferiscono loro un carattere unico.

L'AI generativa non genera autenticità. Quando si tratta di strategia aziendale, l'autenticità aggiunge valore. 

Imperativo morale: garantire un lavoro significativo nell’era dell’AI

All'inizio di quest'anno, un post sui social dell'autrice di narrativa Joanna Maciejewska è diventato virale dopo aver toccato il punto fondamentale con cui abbiamo sempre lottato quando arriva una nuova tecnologia: è un complemento o un sostituto dello sforzo umano? Ci aiuta a fare le cose che vogliamo fare o le rende obsolete?

Maciejewska ha scritto: “Sapete qual è il problema più grande nel promuovere tutto ciò che riguarda l'AI? La direzione sbagliata. Voglio che l'AI faccia il bucato e lavi i piatti, così io posso dedicarmi all'arte e alla scrittura, non che l'AI faccia arte e scriva al posto mio, così io posso fare il bucato e lavare i piatti.”
Come sempre ci sono due scuole di pensiero sull’AI, una pessimista e l'altra ottimista. 

La visione pessimista vede l’AI come strumento di controllo o coercizione. Si pensi agli operatori dei call center, le cui parole sono tutte scritte da un algoritmo. I call center sono ormai così sofisticati da poter adattare il copione in tempo reale a seconda dell'intonazione e del linguaggio utilizzato dal chiamante. 

La visione ottimistica del futuro del lavoro si basa sull'idea che l'AI si occuperà dei compiti lavorativi noiosi che non vogliamo svolgere, consentendoci di dedicarci alle parti più interessanti del nostro lavoro. 
Né la visione coercitiva né quella abilitante della tecnologia AI sono predeterminate. E nessuno dovrebbe lasciare che siano le soluzioni AI (o le aziende che le vendono) a dettare ciò che accade. I leader hanno la responsabilità di determinare in che modo il lavoro sia influenzato dalla AI.  I leader devono avere una chiara idea dell’ambiente di lavoro che vogliono creare, e poi implementare le ultime tecnologie in modi che supportino la loro visione del nostro futuro lavorativo.

Human Centric Organization: mettere le persone al centro

Se veramente riteniamo che le persone facciano la differenza è indispensabile vedere le aziende come comunità di persone al servizio di altre persone. I leader devono porre le persone al centro, come è possibile porre le persone al centro se si svuota di significato il valoro che dobbiamo svolgere. Per fare in modo che le aziende siano delle HCO-Human Centric Organization sono necessarie: autonomia, appartenenza, competenza.

  • Autonomia: nel nostro lavoro e nella nostra vita in generale, desideriamo la libertà di fare le cose a modo nostro. Ecco perché una buona leadership consiste, e ha sempre consistito, nel costruire insieme un quadro allargato ed una chiarezza di intenti e poi consentire alle persone di capire da sole come contribuire al meglio a tali intenti all'interno di un chiaro purpose.

  • Appartenenza: è nella natura umana cercare un senso di attaccamento alle persone che ci circondano e identificarsi con gli altri membri della nostra comunità. Una buona leadership si basa su questo bisogno di appartenenza, creando opportunità di impegno sociale e incoraggiando le persone ad aiutarsi a vicenda.

  • Competenza: il desiderio di imparare cose nuove e acquisire competenze è insito nella maggior parte di noi, sia sul lavoro che nella vita. I leader più efficaci sono quelli che spingono verso traguardi ambiziosi, fornendoci le competenze e gli strumenti per svolgere il nostro lavoro e offrendoci opportunità di crescita.

Saranno sempre il purpose ed i nostri valori a guidare le nostre scelte. Quindi nell’utilizzare l’AI o altre tecnologie è sempre indispensabile chiedersi quanto tali strategie contribuiscano a favorire autonomia, appartenenza e competenza. Non v’è ombra di dubbio che ci saranno alcuni settori in cui le competenze umane saranno completamente sostituite (la trascrizione, la revisione di bozze e la traduzione linguistica stanno andando in questa direzione). Alcuni lavori scompariranno inevitabilmente, mentre ne emergeranno altri. Quando ciò accadrà, sarà responsabilità dei leader riqualificare e riposizionare le persone, in modo che possano utilizzare il loro talento nel modo più efficace possibile.

Nel suo libro Megatrends del 1982, il futurista John Naisbitt ha coniato il termine high tech/high touch, sostenendo che è nostro dovere “bilanciare le meraviglie materiali della tecnologia con le esigenze spirituali della nostra razza umana”. Poiché ha fatto questa osservazione nei primi anni della rivoluzione informatica, all'epoca non poteva prevedere quanto sarebbe diventata avanzata la tecnologia informatica. Ma la sfida fondamentale di leadership che ha identificato rimane la stessa.

Nel 1982, raggiungere un equilibrio tra alta tecnologia e alto livello di contatto umano non era facile. Con l'intelligenza artificiale, sta diventando molto più difficile. Di conseguenza, è opportuno ricordare che la leadership è un processo di influenza sociale e richiede attenzione sia al comportamento che allo spirito. I leader devono sempre ricordarsi che la loro azione deve sempre tener conto sia di un imperativo di business che di un imperativo morale.

RIFERIMENTI

  • Chris Vallance, “AI could replace equivalent of 300 million jobs – report,” BBC, March 28, 2023.
  • Shep Hyken, “AI Will Not Eliminate Jobs,” Forbes, August 27, 2023.
  • Chui, E. Hazan, R. Roberts, A. Singla, K. Smaje, A. Sukharevsky, L. Yee, and R. Zemmel, “The Economic Potential of Generative AI: The Next Productivity Frontier,” McKinsey Global Institute, June 14, 2023.
  • Acemoglu, “The Simple Macro-economics of AI,” Massachusetts Institute of Technology working paper, May 12, 2024.
  • Ray Kurzweil, The Singularity Is Near, When Humans Transcend Biology(Viking Press, 2005).
  • Ray Kurzweil, The Singularity Is Nearer: When We Merge with AI (Viking Press, 2024).
  • Eric Wilson, “AI Spiral into Mediocrity,” LinkedIn, February 14, 2024.

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